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Comprare casa per investire, ecco perché oggi conviene (ed è meglio del Btp)

Anche se chi ha investito negli ultimi dieci anni non ha certo tratto grandi soddisfazioni dall’investimento immobiliare il mattone sta conoscendo un piccolo ritorno di fiamma come bene di investimento. Un dato significativo, su cui concordano due rilevazioni delle scorse settimane, l’Osservatorio di Nomisma e quello congiunturale di Banca d’Italia, Agenzia Entrate e Tecnoborsa, è la diminuzione degli acquisti effettuati con il mutuo. Siccome i finanziamenti immobiliari oggi sono offerti con tassi al minimo storico, la spiegazione logica è che una fetta crescente di acquisti sia effettuata per contanti perché i rendimenti obbligazionari sono talmente bassi da dissuadere chi vuole fare un investimento giudicato sicuro.
Abbiamo provato a confrontare l’investimento nelle quattro principali città italiane, ipotizzando l’acquisto di un bilocale in periferie e di un trilocale in una zona semicentrale.
E abbiamo considerato acquisto di casa da affittare per contanti e abbiamo confrontato i risultati con il rendimento netto, davvero misero, dei Btp a otto anni, che al 9 dicembre 2019, danno agli investitori lo 0,96% netto.
Per chi compra una casa per investimento (o comunque una casa che non ha diritto alle imposte agevolate) i costi legati alla transazione sono maggiori perché l’imposta di registro sul valore catastale è del 9% e non del 2%. Le spese di manutenzione ordinaria non hanno rilevanza perché sono a carico dell’inquilino. Una casa affittata paga Imu e Tasi (dove prevista) e la cedolare secca del 21%. Abbiamo stimato il peso delle imposte nel 36% del canone. Siccome oggi i canoni rendono attorno al 5% lordo c’è ampio spazio per guadagnare più che con i Btp.

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