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Brexit, gli operatori immobiliari credono che potrebbe aiutare il mercato

Dopo lo shock immobiliare, Scenari Immobiliari ha condotto un sondaggio tra cento gestori professionali immobiliari in Europa (60) e in Italia (40) per conoscere le prime reazioni “a caldo”. La premessa di tutte le risposte è che molto dipenderà dalle decisioni di Mario Draghi e dalla tenuta complessiva della Comunità. Fatte queste premesse gli operatori sono abbastanza concordi nel ritenere che, nel medio termine, ne possono essere avvantaggiate le principali capitali europee e il settore delle costruzioni. Oltre tre quarti del campione ritiene che il deprezzamento della sterlina, il conseguente calo dei prezzi e la minore concorrenza tra investitori dovrebbe comportare un notevole aumento degli investimenti opportunistici a breve termine nel Regno Unito. Più contraddittorie le opinioni relative all’impatto sugli investimenti long term in un arco temporale di medio periodo. Quasi la metà del campione prevede un calo di entità modesta, mentre un terzo ritiene che, dopo un breve periodo di incertezza e di posticipazione delle decisioni di investimento, il mercato ritroverà il suo equilibrio e gli effetti saranno modesti. È opinione unanime, tuttavia, che gli effetti reali saranno valutabili solo alla fine dei due anni di transizione, essendo fortemente legati al modo in cui il processo di uscita dall’Unione Europea verrà negoziato. Già nel primo trimestre del 2016 gli investimenti nei settori residenziali nel Regno Unito sono calati di un terzo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Circa il settanta per cento degli intervistati si aspetta lo spostamento di una parte dell’interesse degli investitori europei ed extra-europei dal Regno Unito ad altri Paesi europei. È convinzione comune che i maggiori benefici andranno ai mercati più liquidi, soprattutto tedesco e francese, che da diversi anni seguono il Regno Unito nella classifica delle nazioni che attirano la quota più consistente di investimenti. Nell’Europa del Sud si prevede un forte afflusso di capitali in Spagna e, in misura minore, in Italia. D’altra parte, è consistente la percentuale di operatori che non prevede variazioni significative nell’asset allocation, ritenendo più probabile un generalizzato rallentamento delle strategie di investimento delle società più importanti. La larga maggioranza del panel prevede un notevole impatto di Brexit sui mercati immobiliari britannici, soprattutto di Londra, per quanto riguarda sia la domanda che le quotazioni. Il rallentamento è attribuibile soprattutto al probabile spostamento delle istituzioni finanziarie nell’Europa continentale e delle sedi di un alto numero di società europee, con riflessi importanti sulla forza lavoro, soprattutto straniera e, dunque, sulla domanda di uffici e immobili residenziali. All’effetto Brexit si aggiunge la flessione della domanda da parte dei fondi sovrani dei Paesi produttori di petrolio, che avevano guidato gli investimenti nella capitale inglese per un lungo periodo mentre recentemente hanno ridotto l’esposizione a causa del crollo dei corsi petroliferi. L’aumento degli investimenti, ma soprattutto lo spostamento delle sedi delle società europee, dovrebbero comportare un aumento della domanda locativa, e dunque delle quotazioni, di uffici in altre città e, anche in questo caso, è opinione comune che Parigi, Francoforte, Madrid e Milano trarranno i maggiori benefici. In seconda battuta sono citate le capitali del nord Europa. Gli effetti sul mercato residenziale sono più difficili da anticipare, date le molte variabili in gioco (ad esempio i tassi sui mutui). Comunque la maggioranza degli operatori intervistati ritiene che la domanda residenziale di lusso crescerà a Parigi, Berlino, Madrid e Roma. Si attende una possibile ripresa delle nuove costruzioni, come effetto di una politica più flessibile a livello europeo. Infine – commenta Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari – a livello italiano le transazioni tra privati non dovrebbero subire danni da questo evento. Diversa la situazione per le grandi transazioni, che potrebbero rallentare in attesa della risposta delle istituzioni europee.”

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